Gerarchia:
Da: Vasari Girolamo (Pesaro)
A: Del Sera Cosimo : di Neri (Firenze)
Tipologia: lettera
Data: 1636-10-03
Contenuto: Girolamo Vasari scrive al depositario Cosimo del Sera confidando che gli sia pervenuto il campione di miscela di grano e segale, per decidere se ordinarne una fornitura, al prezzo di 10 scudi a rubbio, destinata alla Terra del Sole. A Cesenatico, e in altri porti, il grano di buona qualità costa 12 scudi. Lo stesso importo sarebbe pagato dalle comunità [della Legazione] a un amico del V., [Giulio Buonaccorsi], purchè il grano fosse condotto fino al porto entro il mese di ottobre. Costui, però, non è soddisfatto del prezzo e invierà dei campioni di grano per un’adeguata valutazione. Il V. gli proporrà un baratto di pari qualità e quantità nel porto di Livorno, in cambio di quello che [il Buonaccorsi] consegnerebbe a Cesenatico per 12 scudi a rubbio, prezzo che gli pagherebbe la comunità di Pesaro per il grano condotto in porto. Il V. fermerebbe la partita per destinarla alla Terra del Sole, perché a meno di questo costo non si trova roba di buona qualità. Ha sentito voci secondo le quali i conti di Scavolino [la famiglia Carpegna] pretendono, per il grano di quella località, un importo troppo elevato. Secondo il V. si potrebbe ripetere quanto è successo per i grani di altre proprietà, per il quale, in un primo momento, gli ufficiali dell’Abbondanza avrebbero pagato un buon prezzo, che gli offerenti hanno rifiutato. Attualmente, invece, sono gli stessi Ufficiali a rifiutare l’offerta del grano dei conti di Scavolino. Per quanto riguarda la rimessa dei 1.400 scudi fatta a Roma con lettera [di credito], se non fosse accettata provvederebbe in altro modo. Mancano sei giorni alla scadenza del termine fissato nel bando diretto ai debitori: il V. farà il possibile per recuperare i crediti. Le rendite della commenda del cavaliere [Prospero] Bonarelli, legate al Monte di pietà, si potranno riscuotere non appena il V. potrà redigere l’atto in conformità alle istruzioni di [Ludovico] Ricciardi. Rimasto da solo nello Scrittoio, ha difficoltà a smaltire il lavoro, in quanto Giovan Francesco Buonaccorsi si trattiene ancora a Firenze e altri due funzionari sono malati per un’epidemia che ha colpito i due terzi della città.
Segnatura: AV, 17 (51), cc. 166d-167s
Persone/famiglie:
