Gerarchia:
Da: Vasari Girolamo (Pesaro)
A: Poltri Lorenzo : di Giuliano di Lorenzo (Firenze)
Tipologia: lettera
Data: 1636-11-15
Contenuto: Girolamo Vasari informa [Lorenzo] Poltri di essersi trattenuto per due giorni a Senigallia, ma di non aver potuto prendere visione della documentazione relativa a Orinzio [Calcagni], poiché secondo le disposizioni date dal giudice avrebbe dovuto deputare una persona di sua fiducia che le esibisse per suo conto. In caso d’inadempimento, sarà lo stesso giudice a provvedere alla nomina. Occorrendo a tal fine alcuni giorni, il V. è tornato a Pesaro in attesa di conoscere la data precisa del procedimento giudiziario. Esclude l’utilità di esaminare le "scritture", perché da quelle parti "di mano in mano le rifanno come li torna più comodo". In particolare il [Calcagni] dispone di "un essercito di frati" di diversi Ordini, che lo aiutano. E’ molto probabile che i documenti riservati siano custoditi nel convento dei Frati Zoccolanti delle Grazie di Senigallia, di cui il [Calcagni] è sindaco. Gli stessi Frati sperano di ottenere la sua scarcerazione in virtù di una bolla pontificia. Come già aveva comunicato, il V. ritiene indispensabile ottenere lettere dal principe Taddeo [Barberini] per il vicelegato [Girolamo Grimaldi] e per il castellano della rocca di Senigallia, nella quale il [Calcagni] dovrebbe essere rinchiuso, perché così "non haverà tutto il giorno la processione di frati e preti che vanno a consolarlo e gli danno speranze di volerlo liberare". L’arciprete amico del [Calcagni], che si trova a Firenze, pare abbia già in mano l’ordine di scarcerazione, ma per esibirlo, aspetta disposizioni dagli ambienti di corte. Si dice poi che l’Inquisitore di Ancona e altre persone possiedano danaro del [Calcagni], ma non è possibile contare su di loro per fare chiarezza. Il V., da parte sua, ha offerto delle ricompense e chiesto a [Francesco] Fabbri di sollecitare i garanti a fare qualcosa, ma rimane talmente pessimista da affermare che neppure le scomuniche cambierebbero la situazione e che "Orinthio, che è il santo del luogo, per trafugare un minimo quattrino, non ci farebbe sopra una minima riflessione". Fa presente di aver inviato le lettere alla duchessa di Urbino [Livia della Rovere], che è stata ingannata sia dal [Calcagni], sia dal suo fattore. Il Fabbri assumerà informazioni dettagliate sulla vicenda e le comunicherà alla stessa affinché possa prendere le decisioni che ritiene opportuno. Il V. le darà ogni aiuto per recuperare il suo. Le entrate della duchessa, già scarse, sono gestite male dai suoi amministratori e peggio ancora dal suo fattore, il quale vorrebbe attribuirle delle responsabilità che invece sono sue.
Segnatura: AV, 17 (51), c. 178sd
Persone/famiglie:
- Barberini Taddeo principe di Palestrina e generale della Chiesa ; 1603-1647; nome citato
- Calcagni Orinzio m. 1636; nome citato
- Della Rovere Livia duchessa di Urbino ; 1585-1641; nome citato
- Fabbri Francesco procuratore ; attivo 1634-1641; nome citato
- Grimaldi Girolamo cardinale ; vicelegato di Urbino ; 1597-1685; nome citato
