Gerarchia:
Da: Vasari Girolamo (Pesaro)
A: Medici de' Ferdinando (Firenze)
Tipologia: lettera
Data: 1638-10-20
Contenuto: Girolamo Vasari invia al granduca [Ferdinando II de’ Medici] la relazione informativa al memoriale di Giovan Battista Pennazza di Pesaro che deve allo Scrittoio circa 2.439,25,7 scudi, come rimanente per la gestione della dogana di quella città, incarico che prese all'inizio del 1628 per 4 anni, dietro garanzia del vetraio Giovanni Battista Angeli e del droghiere Bernardino Atracini, al prezzo di 5.824,52 scudi. Trascorsi tre anni e quattro mesi sotto il duca di Urbino [Francesco Maria II della Rovere] e gli altri otto mesi sotto la Camera apostolica, il Pennazza, il cui debito era passato in gestione allo Scrittoio, supplicò il granduca di una grazia per ottenere un defalco a causa dell'epidemia scoppiata durante la sua direzione della dogana (le copie della relazione informativa del V. a quella supplica e del relativo rescritto granducale sono allegate alla presente). La Camera apostolica non accettò le richieste del debitore, per gli otto mesi di sua competenza, onde non creare precedenti di fronte alle altre importanti dogane, perciò su questo versante fu impossibile trovare una soluzione. Il V. d'altronde propose al Pennazza uno sconto dei 2/5 del debito, secondo la risposta del granduca, e la questione si sarebbe risolta se lo stesso Pennazza non avesse preteso di estenderlo al periodo dal suo ingresso in carica fino al decesso del duca, anziché farlo computare dai primi mesi del 1629 (giacché prima di allora l'epidemia non si era manifestata). Da circa otto mesi il Pennazza si trova in carcere per l'intervento di altri suoi creditori, poi confermato dal V. stesso per il debito, pur decurtato, che manteneva nei confronti dello Scrittoio. Calcolando lo sconto così come il debitore l'aveva desiderato, gli rimarrebbero da versare 499,33,6 scudi, ma non c'è alcuna probabilità di riaverne alcunché, poiché il Pennazza è poverissimo ed ha sette figli, due soli dei quali in grado di contribuire al sostentamento della famiglia. Quanto ai suoi garanti, l'Angeli, oberato dai debiti, si è ritirato da tempo, mentre l'Atracini è deceduto nel 1629, lasciando una pendenza di 559 scudi, ed i figli hanno ereditato con beneficio d'inventario. Riscuotere anche solo quanto dovuto dall'Atracini, senza guardare alla garanzia fornita al Pennazza, è pressoché impossibile, perché i creditori sono molti e, benché gli eredi dell'Atracini posseggano dei terreni, non si trovano acquirenti interessati. Tuttavia se si liberasse il Pennazza, i suoi garanti potrebbero essere sollevati dall'obbligo contratto che non sono in grado di assolvere, mentre la magnanimità del granduca verrebbe ripagata dal figlio maggiore Cesare e dal secondogenito sedicenne che, previa autorizzazione del vicelegato [Girolamo Grimaldi] (occorrerebbe derogare alla legge che vieta ai minori di 25 anni di garantire per terzi), si impegnerebbero a ripianare le pendenze paterne. Il V. si affida alle benevole disposizioni del granduca.
Note: Allegati (di cui non è riportato il testo): copie della relazione informativa di Girolamo Vasari al primo memoriale di Giovan Battista Pennazza e del relativo rescritto granducale.
Segnatura: AV, 19 (53), cc. 45v-46r
Persone/famiglie:
- Angeli Giovanni Battista sec. 17.; nome citato
- Atracini Bernardino attivo 1605-m. 1629; nome citato
- Della Rovere Francesco Maria duca di Urbino ; 2.; nome citato
- Grimaldi Girolamo cardinale ; vicelegato di Urbino ; 1597-1685; nome citato
- Pennazza Cesare n. 1616; nome citato
- Pennazza Giovan Battista doganiere ; sec. 17.; nome citato
