Gerarchia:
Da: Vasari Girolamo (Firenze)
A: Poltri Lorenzo : di Giuliano di Lorenzo (Firenze)
Tipologia: lettera
Data: 1634-01-07
Contenuto: Girolamo Vasari riferisce a [Lorenzo] Poltri sull’opportunità che la sede dello Scrittoio sia a Pesaro piuttosto che a Casteldurante [Urbania], e questo per più ragioni. Vi risiede, infatti, ordinariamente il vicelegato; è una zona commerciale che favorisce la trattazione degli affari, e si trova in una posizione centrale rispetto alle fattorie. Inoltre tutta la documentazione che si trovava a Casteldurante è stata trasferita a Pesaro e così anche il personale dello Scrittoio vi si è ormai stabilito.Tuttavia lamenta che l’immobile deputato allo scopo non è adatto, perché alcune stanze sono buie, mentre altre sono servite ad uso d’osteria, così che deve cercare di sua iniziativa un luogo idoneo. Lo stesso era intenzionato a fare il suo predecessore [Lorenzo] Docci, che comunque se ne rimaneva nella più salubre Casteldurante nonostante lo Scrittoio fosse a Pesaro. Il V. ritiene invece che per una migliore gestione amministrativa la residenza del sovrintendente debba coincidere con la sede dello Scrittoio. Ad [Agostino Pieri] potrà scrivere che se ne torni a Firenze; infatti anche se il lavoro di revisione non manca, tuttavia si tratta di questioni che, una volta definite, si chiudono. In tal modo si potrebbero risparmiare i 300 scudi previsti per retribuire il "sollecitator delle liti". Ritiene che il Pieri sia persona capace e che meriti di ottenere a Firenze un incarico in base alla sua preparazione. Propone di sostituire Bruno Ruini, agente del cardinale [Carlo de' Medici] a Chiaravalle da cui dipende anche la fattoria di Senigallia, con [Baccio] Rampini, Casentinese. Oltre alla provvigione fissa darebbe al Rampini anche 4 some di grano annue secondo la misura di Senigallia, oltre a 10 some di vino e all’orzo, perché lo considera più capace del fattore attuale. Propone inoltre di tagliare la spesa del "fattore generale" [Francesco Piccini: cfr. 16, c. 7r], giacché ritiene di doversi servire in quelle mansioni del fattore destinato a Senigallia [Baccio Rampini], ritenuto adattissimo contrariamente allo stesso Piccini. Suggerisce di tagliare la spesa del "ministro" addetto alla gestione dei mulini, che ha una provvigione di 96 scudi annui oltre ad una casa a Fossombrone. A Urbino si tiene in affitto, per 30 scudi l'anno, un edificio dove si trova quel poco che resta della Guardaroba e che serve da riferimento ai ministri che vi si recano; analogamente, per 36 scudi annui, è locata una stanza in cui si trovano "e scritture"; inoltre, allo stesso modo, vi sono diversi magazzini per tenervi il grano, affittati per 31 scudi. Durante la sua permanenza in quelle località ha disposto che venisse affittato un edificio più grande, per conservarvi la documentazione, per 30 scudi, in modo da risparmiare 6 scudi. Per quanto riguarda lo "stanzone grande" dove Vittoria della Rovere soggiorna ogni tanto, che costa 60 scudi annui di prigione, verrà adibito a deposito generale del grano. Chiede al Poltri di comunicare a [Cosimo del Sera] che [Bernardino Ducci] dispone di 6.500 scudi da gestire in base alle indicazioni dello stesso del Sera, qualora il Docci non li porti con sé [a Firenze]. Cercherà con ogni mezzo di assicurare un debito di 2.500 scudi contratto con [Ferdinando II de' Medici] da Elia, ebreo di Recanati, ritiratosi dall’attività, nonché il credito vantato con Moisè da Fano, pari a 7.000 scudi. Il V. scrive di voler inviare via via, tempo permettendo, le artiglierie ed altre armi ad Ancona, essendo necessario che il vascello che le dovrà trasportare attracchi in quel porto, essendo quelli di Pesaro e di Senigaglia troppo pericolosi, come ritiene anche il Docci. Invia al Poltri la lettera che [Agostino] Veluti, fattore di Urbino, ha scritto a [Flavio] Paolozzi. In merito afferma che il Ducci è "un poco troppo ardente". Riferisce anche che il Veluti è persona capace e anche notaio, ed è bene informato sugli affari di Vittoria della Rovere; è quindi opportuno averlo dalla propria parte. In occasione del passaggio a Urbino del cardinale [Giulio] Sacchetti, invia al vicelegato [Gaspare Mattei] uno storione. Il regalo ha fatto però dispiacere al Docci, dal quale il Mattei non ha mai voluto accettare alcunché. In ultimo ringrazia il cardinale [Carlo de’ Medici] di esser stato rimborsato della spesa, e di ciò il V. si considera obbligato al Poltri.
Note: Allegato (di cui non è riportato il testo): lettera di Agostino Veluti a Flavio Paolozzi.
Segnatura: AV, 16 (50), cc. 3v-5r
Persone/famiglie:
- Del Sera Cosimo : di Neri depositario generale ; 1579-1655; nome citato
- Della Rovere Vittoria granduchessa di Toscana ; 1622-1694; nome citato
- Docci Lorenzo : di Alfonso ex soprintendente del Dipartimento di Urbino ; 1576-1660; nome citato
- Ducci Bernardino : di Iacopo di Giovan Battista tesoriere granducale ; n. 1576; nome citato
- Elia : da Recanati n. ca. 1561; nome citato
- Mattei Gaspare cardinale ; vicelegato di Urbino ; attivo 1630-1650; nome citato
- Medici de' Carlo cardinale ; 1596-1666; nome citato
- Medici de' Ferdinando granduca di Toscana ; 2. ; 1610-1670; nome citato
- Moisè : da Fano m. 1635; nome citato
- Paolozzi Flavio avvocato granducale a Roma ; attivo 1600-1640; nome citato
- Piccini Francesco fattore ; sec. 17.; nome citato
- Pieri Agostino sec. 17.; nome citato
- Rampini Baccio fattore ; sec. 17.; nome citato
- Ruini Bruno fattore ; sec. 17.; nome citato
- Sacchetti Giulio Cesare cardinale ; 1587-1663; nome citato
- Veluti Agostino fattore e notaio ; attivo 1622-1645; nome citato
