Gerarchia:
Titolo attribuito: Sonetto riguardante la caduta di un fulmine sulla cupola della cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze
Note: mm. 281x205; bianca la c. 37v.
L'autore del sonetto non è identificato. A c. 37r, dopo il sonetto, compare un'annotazione di mano di Giorgio Vasari il Giovane: "Quando venne il fulmine sopra la cupola di Firenze che guastò la palla, la croce, et la pergamena". DEL VITA, "Zibaldone", p. 90, nota 1, ritiene che i versi non siano cronologicamente attribuibili all'epoca in cui visse Giorgio Vasari ma siano stati composti successivamente, in quanto la caduta della palla e della croce alla sommità della cupola è registrata per la prima volta il 27 gennaio 1601; la presenza dell'annotazione del nipote del Vasari confermerebbe tale ipotesi, anche se resta da chiarire per quale motivo il documento sia stato inserito nello "Zibaldone". Nella "Vita di Filippo Brunelleschi" Giorgio Vasari accenna all'abbattersi continuo di fulmini sulla cupola, quasi che il cielo avesse invidia di quella grandiosa opera (cfr. VASARI-BAROCCHI, III, p. 180); pertanto, si potrebbe anche ipotizzare che il sonetto sia stato raccolto per inserirlo poi nel testo de "Le vite" come testimonianza di tali avvenimenti; l'identificazione del suo autore sarebbe fondamentale per risolvere la questione.
L'autore del sonetto non è identificato. A c. 37r, dopo il sonetto, compare un'annotazione di mano di Giorgio Vasari il Giovane: "Quando venne il fulmine sopra la cupola di Firenze che guastò la palla, la croce, et la pergamena". DEL VITA, "Zibaldone", p. 90, nota 1, ritiene che i versi non siano cronologicamente attribuibili all'epoca in cui visse Giorgio Vasari ma siano stati composti successivamente, in quanto la caduta della palla e della croce alla sommità della cupola è registrata per la prima volta il 27 gennaio 1601; la presenza dell'annotazione del nipote del Vasari confermerebbe tale ipotesi, anche se resta da chiarire per quale motivo il documento sia stato inserito nello "Zibaldone". Nella "Vita di Filippo Brunelleschi" Giorgio Vasari accenna all'abbattersi continuo di fulmini sulla cupola, quasi che il cielo avesse invidia di quella grandiosa opera (cfr. VASARI-BAROCCHI, III, p. 180); pertanto, si potrebbe anche ipotizzare che il sonetto sia stato raccolto per inserirlo poi nel testo de "Le vite" come testimonianza di tali avvenimenti; l'identificazione del suo autore sarebbe fondamentale per risolvere la questione.
Unità documentarie collegate:
Segnatura: AV, 31 (65), c. 37rv
Persone/famiglie:
Bibliografia:
- Inventario e regesto dei manoscritti dell'archivio vasariano, Del Vita, Alessandro, Roma: R. Istituto d'archeologia e storia dell'arte, 1938, 209 p. ; 26 cm.
- Vasari, Giorgio, Lo zibaldone di Giorgio Vasari, Del Vita, Alessandro, Roma: R. Istituto d'archeologia e storia dell'arte, 1938, 358 p. ; 25 cm.
- Vasari, Giorgio, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, nelle redazioni del 1550 e 1568, Barocchi, Paola; Bettarini, Rosanna, Firenze: Sansoni : poi SPES, 1966, 6 voll. v. ; 27 cm.
